Pubblicato il: 8 ottobre 2018 alle 7:25 am. Ricomporli, identificarli, restituirli al dolore di familiari e amici. La vicenda intorno alla quale si snoda la tragedia è nota. Nel restituirne la complessità e l’ambiguità (soprattutto quella di Creonte che – ha ragione Rossi – è figura letterariamente e psicologicamente più complessa, più tormentata, e in questo senso perfino più “umana”, di Antigone). Antigone pretende che il corpo del fratello Polinice, morto nella battaglia di Tebe contro l’altro fratello Eteocle, trovi una degna sepoltura. In termini contemporanei, è il problema della legittimità del … Che umanità siamo? Per questo non mi convince l’immagine di un’Antigone “individualista”, disinteressata ai destini della città, narcisisticamente attratta dalla prospettiva del martirio, in nome di un “credo intimo, assoluto, estraneo o addirittura ostile alla dimensione del vivere sociale” (p. 48). Neifatti è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Nola n. 2 del 21/06/2017. Scuola, boom di richieste per lo screening, Covid, 3.019 nuovi casi in Campania e 19 decessi, Covid, Scognamiglio: “Non abbandoniamo gli altri ammalati”. Tra le sue pubblicazioni: In nome del popolo. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo, Raffaele Cortina, 2018) ci ricorda che la pratica di seppellire i morti risale alla notte dei tempi ed è uno dei contrassegni della nostra umanità, qualcosa che – a un certo punto dell’evoluzione – ci ha resi diversi dagli altri animali. Chi ci governa è più forte e noi dobbiamo piegarci a quest’ordine”). A mio parere la sostanza e l’essenza del mito di Antigone è nella lotta tra il potere senza legge umana e la la ’giustizia-legge’ umana (poi identificata questa con il diritto naturale e quella- del potere- con il diritto positivo). Seguici, commenta le recensioni e consiglia i libri migliori da leggere, Segui i nostri consigli e promuovi il tuo libro gratis con Sololibri.net, Sololibri.net / New Com Web srlsC.F./P.Iva 13586351002, Significato di parole, proverbi e modi di dire, Il mito di Antigone: una donna sola contro il potere. E Creonte, da parte sua, sostiene la ragione della legge scritta, dicendo al figlio innamorato della donna disobbediente e pronto a perorare la sua causa: «Ubbidire, ubbidire, e nel molto e nel poco, nel giusto e nell’ingiusto, sempre e comunque, all’uomo che sia posto al timone dello Stato. Quando è il momento, però, Eteocle rifiuta di cedere il comando al fratello e il paese piomba nella guerra civile, con Polinice, alleato agli Argivi, che guida un esercito contro la propria città. Un patteggiamento di due anni con pena sospesa con la condizionale ed una casa sequestra, ma non si pente della sua ribellione «al sistema che abbandona i pensionati con la minima e i giovani senza risorse», così ha dichiarato. Cito, alla rinfusa, tra le mie letture recenti: C’è chi dice no. Quando si parla del mito di Antigone si ricorda la storia di una ragazza che da sola ebbe il coraggio di contrastare leggi dello Stato da lei ritenute ingiuste. Infatti in un certo senso è accaduto. Eppure, in quest’occasione, collocati su sponde opposte nel difendere le ragioni, rispettivamente, di Creonte e di Antigone. La ragazza fu così portata davanti al cospetto del re che era suo zio. Basti pensare che negli Usa degli anni sessanta i diritti civili dei neri furono riconosciuti dopo atti di disobbedienza civile di massa o che l’India ottenne l’emancipazione nazionale con le azioni disobbedienti di Gandhi. Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L'Antigone di Sofocle Il mito di Antigone è universalmente noto: figlia di Edipo, nella guerra di successione per il regno di Tebe vede contrapporsi i due fratelli Eteocle e Polinice. Nessuna legge umana poteva, secondo Antigone, contrariare questi principi, nemmeno un editto dell’ente massimo, ossia del re. Ma è l’ubbidienza, l’ubbidienza ai capi la fonte di salvezza e di vittoria. Non a torto, Antigone è da sempre considerata il simbolo della lotta contro il potere, della ribellione romantica e solitaria contro il dominio ingiusto di un tiranno senza limiti. La vicenda si sviluppa come conseguenza dell’assedio di Tebe, la città su cui aveva regnato il padre Edipo. Nessuno quindi poteva impedire la sepoltura di un corpo, nemmeno se apparteneva ad un traditore; e soprattutto nessuno poteva vietare ad una sorella di seppellire il proprio fratello. Leggi commenti. Non è mio fine giudicare l’operato della Capitana, non essendo questo un sito politico ma di cultura, tuttavia il riacceso interesse verso Antigone dimostra che i miti greci non sono morti, non sono favole, ma anzi sono ben presenti nella nostra coscienza, si annidano in essa come archetipi sempiterni, strutturano la nostra mente senza che noi ce ne accorgiamo. Se non acconsenti all'utilizzo di cookie di terze parti alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili.Chiudendo questo banner o accedendo ad un'altra pagina del sito, acconsenti all'uso dei cookie. La conoscenza dei miti, soprattutto di quelli greci, eleva l’essere umano ad una superiore consapevolezza, produce civiltà e rende tutti migliori. Anche se tu ti ostinerai a vedere in loro i tratti di Antigone e io quelli di Creonte” (p. 127). Secondo diversi racconti, il trono spettava di diritto ad Eteocle, il quale divenne quindi re di Tebe. I fatti di cronaca di questi giorni hanno riportato alla ribalta la figura di Antigone. Nessuna legge umana poteva, secondo Antigone, contrariare certi principi: nessuno poteva impedire la sepoltura di un corpo, nemmeno se apparteneva ad un traditore, soprattutto nessuno poteva vietare ad una sorella di seppellire il proprio fratello. Ripercorriamo quindi la vicenda di Antigone, una delle eroine più significative e decantate dell’antica Grecia. Viene, però, arrestata e giudicata colpevole dallo zio Creonte che l’accusa di disobbedienza ai suoi ordini. Non senza qualche contraddizione, le rimprovera di interpretare il ruolo tradizionale di custode della famiglia e della religione, partecipando “dei limiti e dei naturali pregiudizi del suo tempo”, ma anche di essere mossa da una forma di “individualismo estremo”, che la conduce ad anteporre sentimenti personali e privatissimi alla preoccupazione per la collettività (p. 32). Bisogna comunque aggiungere che, al di là della loro dichiarata “partigianeria”, gli interlocutori di questo dialogo finiscono per convergere e dichiararsi d’accordo su molte questioni. Se Rossi attira l’attenzione sulla “disobbedienza distruttiva” dei ginecologi che obiettano all’interruzione di gravidanza, dei No vax o dei testimoni di Geova contrari a sottoporre i propri figli a trasfusioni (casi in realtà paragonabili fino a un certo punto a quello di Antigone, la cui scelta non ha ricadute dirette sui diritti altrui), Pepino invita a riflettere sugli abusi che ancora oggi vengono quotidianamente perpetrati invocando – alla maniera di Creonte – lo “stato di eccezione”: dalla legittimazione della tortura e della guerra alla criminalizzazione del dissenso, bene esemplificata, ai nostri giorni, dalla persecuzione politica e giudiziaria nei confronti dei No TAV, di Mimmo Lucano e delle ONG impegnate nei salvataggi in mare. dal mondo dei libri nella tua casella email! Sulla figura di Antigone, e sul significato della sua scelta, oggetto negli anni di celebri e autorevolissime interpretazioni (da Hegel a Lacan, da Brecht ad Anouilh), Rossi e Pepino si dividono. In tale caso, il rispetto della legge è superiore alla coscienza dell’individuo, ma può condurre, come spesso è accaduto nella storia, ad un mutamento del senso di giustizia e del diritto positivo. Sofocle illustra in questo dramma l'eterno conflitto tra autorità e potere: in termini contemporanei, è il problema della legittimità del diritto positivo. Tutte le Recensioni e le novità Un ordine non artificiale, non imposto dagli uomini che viene definito disordineda chi impone un altro tipo di ordine, come il re di Tebe che teme l’anarchia: solo il rispetto del diritto positivo, solo l’ubbidienza alle leggi dello Stato possono scongiurare il diffondersi del disordine anarchico, sia nel caso in cui tali leggi siano giuste, sia nel caso che appaiano del tutto ingiuste. Trovo sia di una potenza così assoluta lo scontro fra due fuochi, Antigone e Creonte, due pensieri, … Antigone: riassunto e attualità del messaggio La tragedia fu scritta nel 442 a.C.. Il suo autore, Sofocle, era fra i tragediografi più amati dagli Ateniesi. Le mura di Anagoor: riassunto e commento del racconto di Dino Buzzati, Il libro dell’inquietudine: commento al libro di Fernando Pessoa, Procopio di Cesarea e la renovatio imperii. Ho deciso di inserire questo mio pensiero come commento, per non compromettere la lettura dello scritto su Antigone. Tebe aveva sette porte e così furono scelti sette valorosi condottieri per conquistarla. Non rimaniamo umani quando facciamo finta di non sapere che migliaia di persone vengono torturate in Libia. Intervista a Gianni Marilotti, Per il futuro della scuola, Stati Generali dal basso. Questo compito, di cui si è fatto carico il gruppo di medici legali guidato da Cristina Cattaneo (autrice di Naufraghi senza volto. E nell’invitarci a riflettere sulle ragioni dell’uno e dell’altra, e sui rischi dell’estremizzazione delle posizioni di entrambi: il rischio del fondamentalismo, nel caso di Antigone; … Concluso il conflitto, e morti entrambi i fratelli, Creonte sale al potere e stabilisce che Eteocle venga sepolto con tutti gli onori e Polinice, colpevole di alto tradimento, sia lasciato insepolto, in preda agli animali selvatici. Il pu… Nonostante gli sforzi dei valorosi eroi di Argo Tebe riuscì a sopravvivere; i due fratelli rivali, Eteocle e Polinice, si uccisero a vicenda davanti alla settima porta, così come aveva augurato loro il padre Edipo che, prima di morire, li aveva maledetti perché ciascuno di loro tentava di farsi nominare come legittimo successore. Valentina Pazé insegna Filosofia politica presso l’Università di Torino. Testi che ci raccontano i mille volti della disobbedienza e della resistenza: etica e politica; individuale e collettiva; passiva o attiva; sostenuta da letture, riflessioni, approfondimenti o anche solo istintiva, “di pancia” (come quella del mio vecchio amico partigiano, che raccontava di essere salito in montagna a sedici anni «perché le camicie nere mi stavano antipatiche»). Riflettendo su questa tragedia, ciascuno di noi può domandarsi: «quando sono stato o stata un’Antigone?», «Quando invece non ho avuto il coraggio di esserlo?». Infatti, alcuni hanno paragonato la capitana della nave Sea Watch, Carola Rackete, alla nota figura mitologica. Nel restituirne la complessità e l’ambiguità (soprattutto quella di Creonte che – ha ragione Rossi – è figura letterariamente e psicologicamente più complessa, più tormentata, e in questo senso perfino più “umana”, di Antigone). È a questo punto che Antigone pronuncia una frase che rimarrà scolpita nel cuore di tutti i lettori per secoli, una frase commovente e nello stesso tempo straziante: “Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”. Oltre ad essere un oltraggio, la mancata sepoltura significava per il mondo greco l’impossibilità di accedere al mondo dei morti, quindi di mettere in pace la propria anima. Mentre Antigone, che non si nasconde e rivendica orgogliosamente il proprio gesto di fronte a Creonte, potrebbe ben essere accostata a figure storiche come Rosa Parks, Jan Palach, o anche Carola Rackete: tutte persone che, ribellandosi a leggi ingiuste, hanno indicato e indicano, al di là delle loro stesse intenzioni, la possibilità di un’“altra politica”, ispirata alla pietas e ai diritti. È a questo punto che entra in scena Antigone, una delle figlie di Edipo, nonché sorella di Polinice. Il re ricorda alla ragazza il tradimento di Polinice verso la città: “Ma il nemico non è mai caro, neppure quando sia morto”. maggiori informazioni Accetto. Tutti noi abbiamo pensato di essere, almeno una volta nella vita, come Antigone, e di contrastare quelle regole, scritte o non scritte, ritenute inique o vessatorie. Il rapporto tra le leggi civili e il diritto naturale è un tema vivo ancora oggi, poiché esso ha profonde ripercussioni sul concetto di giustizia. Allora dobbiamo ammettere che, al netto del rispetto delle leggi scritte e del diritto positivo, esiste la necessità di obbedire alle leggi della coscienza che nessuno ha mai scritto, una necessità che non può di certo considerarsi attenuante o esimente rispetto ad un processo e all’applicazione di una sanzione penale. Desideri di migliore libertà, di Enrico Donaggio (Feltrinelli, 2016). Dopo queste parole Antigone fu imprigionata e lasciata morire in carcere. Non a torto, Antigone è da sempre considerata il simbolo della lotta contro il potere, della ribellione romantica e solitaria contro il dominio ingiusto di un tiranno senza limiti. Questo sito utilizza cookies tecnici e analitici, anche di terze parti, per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. E’ una storia così potente e così vera che faccio difficoltà a pensare che tutto ciò che racconta non sia accaduto realmente. Non poteva sopportare che il proprio fratello non ricevesse una degna sepoltura, che il suo corpo rimanesse per terra, arroventato dal sole e sbranato a pezzi da uccelli e cani. Politica senza cittadini (Edizioni Gruppo Abele, 2016), Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. In termini contemporanei, è il problema della legittimità del diritto positivo. Polinice non accettò di buon grado questa decisione e così si rifugiò ad Argo, la città storicamente rivale di Tebe. Non potrebbe essere più distante la lettura di Pepino, che rivendica, al contrario, la politicità della scelta di Antigone, esaltata dal confronto con l’acquiescenza della sorella Ismene, lei sì personaggio impolitico, ripiegato nel privato, incapace di andare oltre il ruolo che la tradizione assegna al suo sesso (“siamo nate donne, sì da non poter lottare contro gli uomini. Noi dobbiamo ubbidire alle leggi, alle leggi scritte». La violazione dell’editto era punita addirittura con la morte. Per lei infatti, non fu applicata la pena di morte perché nessuno ebbe il coraggio di ucciderla. Domande che solo i miti greci, con la loro forza e irruenza, possono porci in maniera così lucida e travolgente. Vorrei focalizzare l’attenzione sulla totale mancanza di umanità verso quei migranti della Sea Watch, costretti a stare oltre 20 giorni in mare, in barba a tutte le regole di civiltà, cristiana e umana. Il mito di Antigone: una donna sola contro il potere, Lascia il tuo commento «Nessuna legge si adatta ugualmente a tutti» scrisse Tito Livio. Per vendicare l’affronto fatto alla città da parte di Polinice Creonte emanò un editto secondo il quale il corpo del traditore avrebbe dovuto rimanere insepolto, sotto il sole cocente, ed essere sbranato dalle bestie. Le prime, i cosiddetti ἄγραπτα νόμιμα (àgrapta nòmima: corpus di leggi consuetudinario, ritenuto di origine divina, prerogativa del γένος, génos) sono difese da Antigone, mentre Creonte si affida al νόμος (nòmos, corpus delle leggi della πόλις, polis). Recuperare i cadaveri dei migranti affogati nel Mediterraneo. Il primo ravvisa in Antigone una ribelle solitaria e “antipolitica”, “sorda alle ragioni dell’uomo sociale”, emblema di una intransigenza fine a se stessa, indifferente alla vita della polis. Allora, forse, dovremmo riconoscere che la giustizia non si esaurisce nella positività della legge: esiste quella naturale che non va separata e tenuta distinta dalla quella politica e, in questo dibattito, un rilievo fondamentale va riconosciuto ad una questione che proprio in questi ultimi giorni è tornata alla ribalta: quella della disobbedienza civile, ovvero del rifiuto non violento di obbedienza a una legge che il comune sentire avverte ingiusta. Antigone, ecco perché la tragedia greca di Sofocle è ancora attuale, Il richiamo al rapporto tra le leggi civili e il diritto naturale, tema vivo ancora oggi, poiché esso ha profonde ripercussioni sul concetto di giustizia. E nell’invitarci a riflettere sulle ragioni dell’uno e dell’altra, e sui rischi dell’estremizzazione delle posizioni di entrambi: il rischio del fondamentalismo, nel caso di Antigone; quello del cinismo e dell’esercizio arbitrario del potere, nel caso di Creonte. Si occupa, in una prospettiva teorica e storica, di comunitarismo, multiculturalismo, teorie dei diritti e della democrazia. Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Da ultimo, ecco un agile volumetto scritto a quattro mani da Nello Rossi e Livio Pepino, dal titolo Il potere e la ribelle. Nel promulgare le leggi Creonte non si preoccupa minimamente dell’eventuale contrasto con le norme dell’ordine naturale, un ordine non costruito, non coercitivo che tutti portiamo dentro. La notizia della sepoltura del corpo giunse al re e, per capire chi fosse il responsabile, il cadavere fu nuovamente messo allo scoperto; le guardie di Creonte si appostarono nelle vicinanze e con sorpresa colsero Antigone sul fatto, mentre stava ricoprendo un’altra volta il cadavere con terra ed acqua. E viene per questo condannata a morte. Roma, 8 Ottobre 2018 – L’ Antigone di Sofocle fu rappresentata per la prima volta nel 442 a.C., ad Atene, durante la celebrazione delle Grandi Dionisie (una cerimonia in onore di Dioniso nel corso della quale i tragediografi erano chiamati a gareggiare in agoni tragici). Interrogata, rispose ammettendo senza esitazioni la propria colpevolezza. E se non iniziamo a riflettere su queste cose, nulla ci salverà dalla fine, nemmeno i nostri beni superflui. Capisco le paure, ma non posso tollerare la mancanza di civiltà, la deumanizzazione verso il prossimo, l’odio dirottato verso una categoria di persone. Da allora il mito di Antigone è considerato il simbolo della lotta contro il potere. E ciò che viene in mente se si legge, per esempio, la storia di Gilberto Baschiera, ex direttore di banca di una piccola filiale di montagna in Friuli, che in sette anni ha fatto sparire un milione di euro dai conti correnti dei clienti più ricchi per distribuirli ai meno abbienti. Infatti, queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono, e nessuno sa da quando apparvero”. Dopo la morte di Edipo, i suoi figli maschi, Eteocle e Polinice, si accordano per detenere a turno la signoria su Tebe. Il nucleo del dramma sofocleo risiede nello scontro fra due volontà: quella di Antigone di rispettare le leggi divine non scritte e quella di Creonte tesa a imporre la forza delle leggi umani e dello Stato, poste al di sopra dell’umano e del divino. Anche nella vicenda dell’arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, si è parlato di disobbedienza civile come strumento di azione e risposta contro politiche governative sempre più punitive nei confronti dei migranti. I suoi due fratelli, Eteocle e Polinice, sono morti l’ uno per mano dell’ altro: Eteocle difendendo la città dall’ assalto dei nemici; Polinice assediando una delle sue sette porte, difesa da Eteocle. Riportiamo un breve cenno della tragedia “Antigone” scritta da Sofocle nella traduzione di Raffaele Cantarella. Morti per mano l’uno dell’altro, lo zio Creonte, successore al trono, promulga un editto in cui vieta la sepoltura a … Di fronte ad una disposizione normativa dello Stato è legittimo chiedersi se sia giusta? E pare quasi di risentire l’appello di Antigone alla leggi “immutabili, che non sono di ieri né di oggi, ma esistono da sempre”. Nessuno si aspettava che fosse proprio lei, una donna giovane, la responsabile del misfatto. Il potere democratico (Laterza, 2011) e Cittadini senza politica. Questo sito web utilizza i cookie per monitorare l'utilizzo e le preferenze. È l’anarchia il pessimo dei mali: distrugge le città e sconvolge le case, mette in fuga e fa a pezzi gli eserciti in battaglia. Per questo ha deciso di fare «giustizia» a modo suo: attingendo ai conti dei clienti più facoltosi e distribuendo denaro per aiutare i correntisti in difficoltà o che non riuscivano ad accedere al credito bancario. Parziale perché lo ricopri di terra senza sotterrarlo del tutto ma tanto bastava perché le norme si ritenessero violate. Per maggiori informazioni o per negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. La tragedia narra la vicenda che conduce alla morte della donna, nata dall’incesto tra Edipo e sua madre Giocasta, che si oppone a delle leggi arcaiche e ingiuste fondate sull’onore in nome di un sentimento morale che, ancora oggi, è assolutamente attuale e estremamente moderno. Sicuramente uno dei pregi del volume consiste nel prendere sul serio il dilemma che coinvolge i due protagonisti della tragedia sofoclea. Il vedere il diritto positivo incarnato dal potere è un’operazione riduttiva, anche se muove dal dato dell’uso del diritto positivo da parte del potere! Ecco allora che il confronto tra i due autori si allarga al tema della disobbedienza oggi, e al ruolo della politica e della giurisdizione nello Stato democratico di diritto, dove la libertà di opporsi, dissentire, e anche in certa misura “resistere”, è stata riconosciuta e costituzionalizzata. Non soltanto da oggi né da ieri, ma da sempre esse vivono, da sempre: nessuno sa da quando sono apparse». In tali parole è racchiuso lo scontro tra due diverse concezioni del mondo, tra due diverse modalità di pensiero che, ancora oggi, non ha trovato una soluzione. Niente ci legittima ad essere così indifferenti, nemmeno la crisi economica. È il momento in cui la ragazza risponde al sovrano sui motivi che l’avevano spinta a violare l’editto: “Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte ed incrollabili degli dei. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Ma Antigone, sorella dei due deceduti, trasgredisce l’ordine di Creonte, invocando le “leggi non scritte” degli dei, che prescrivono alle donne di officiare i riti funebri in onore dei congiunti. Dopo diverse peripezie sposò la figlia del re e si fece promettere, come regalo di nozze, la riconquista della città di Tebe. Figlia delle nozze incestuose tra Edipo e sua madre Giocasta, Antigone vive nella città governata dallo zio Creonte. Sono gli stessi conflitti tra spirito sensibile umano e Stato che si ritrova nella personalità di Antigone e nei suoi valori radicati nella coscienza, ma anche nella personalità di Creonte che si attiene alle leggi scritte per impedire l’anarchia e il disordine. Il contrasto tra Antigone e Creonte si riferisce infatti (almeno in parte) alla disputa tra leggi divine e leggi umane. Edipo è il potere ’preso’ con la forza dell’omicidio del padre (la legge naturale), e condannando i figli in lotta per la successione è un ravveduto che vede lontano: il potere nega con le sue leggi l’umano e la giustizia connessa! Nel corso della storia, del resto, il legislatore è intervenuto a modificare o revocare leggi che si sono rilevate contrarie al senso comune di giustizia, basti pensare alle leggi razziali. Morto Edipo, nacquero delle contese per la successione al trono: quale dei due fratelli figli del re, che si chiamavano Eteocle e Polinice, avrebbe dovuto succedere nel regno della città? Presto diventò il simbolo della ribellione contro le leggi ingiuste, che non rispettano principi civili e non scritti che sono presenti da sempre, da quando l’essere umano è comparso sulla terra. Come per la vicenda del sindaco di Locri, Mimmo Lucano, Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Google+ (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra). Una rivisitazione della celebre tragedia di Sofocle da parte di due uomini di legge, ex magistrati, dalle molte affinità ideali e culturali, con un passato di comune militanza in Magistratura democratica (di cui Rossi è stato presidente e Pepino segretario nazionale). Dopo la morte di Eteocle a Tebe prese il potere un altro re di nome Creonte. I due capitoli finali, dedicati a difendere un ideale di giudice indipendente, che interpreta la legge alla luce della Costituzione, resistendo alle lusinghe del potere e alle pressioni dell’opinione pubblica, esprimono bene lo spirito dell’intero dialogo, e il suo esito: “L’importante – conclude Rossi rivolgendosi al suo interlocutore – è che questi giudici ci siano ancora. E accade perfino di imbattersi in curiosi “rovesciamenti di fronte”, come quando il filo-Creonte Rossi sostiene che “a un eventuale comando di non salvare vite umane in mare si può e si deve disobbedire […] non solo per un imperativo etico ma anche per le antiche e immutate leggi del mare […]” (p. 72, corsivo mio). Atteggiamento in cui, al contrario, Pepino intravede l’ennesima prova di una grave mancanza di flessibilità, posto che Creonte “ben avrebbe potuto, per esempio, senza rinnegare il suo editto e mantenendo ferma la punizione per la sua violazione, attenuare la pena in considerazione del vincolo di parentela tra Antigone e Polinice (situazione apprezzata dal nostro diritto positivo e possibile per chi – allora – univa in sé i ruoli del legislatore e del giudice)” (p. 114).

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