Che sia in questo stato per scelta o per necessità, non è rilevante (“questa è la mia libertà” è un’affermazione che sembra avere un duplice significato, se ci si vuole leggere dell’ironia). Non solo: ha plagiato una comunità che non sapeva di esistere. C'E' UNO CHE MANGIA UNA PIZZA DI NOTTE, RIPENSA AD ALCUNI SBAGLI, E … Quando meno te l’aspetti ha già cambiato la prospettiva dal personale al dominio comune (E stanotte se ci va / Noi a questa America daremo un figlio / Che morirà in jihad / Ti chiedo scusa se non è lo stesso di tanti anni fa / Leggo il giornale e c’è papa Francesco / E il Frosinone in serie A). La precisazione sul suo gusto è necessaria: dopo il primo ascolto ero invaso dallo scetticismo, certi versi mi sembravano volersi arruffianare l’ascoltatore, in una specie di indulgenza compiaciuta verso un’estetica che, all’epoca, mi parve avere a che fare con un generico disagio. Il suono sapeva di oratorio. cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge Il quadro esplode nel momento in cui il ritornello vira in minore, e raschiate chitarre e un groove più appesantito e feroce rivelano la natura del nostro robottino a pezzi, quando perde il controllo. Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non Calcutta, il disagio di un cantautore venuto da Latina: "Volevo fare un disco mainstream" Gianni Santoro Edoardo D'Erme ha 26 anni e arriva dai confini dell'Impero romano. Questa cronistoria di un fallimento, dissacrante e tremenda contemporaneamente, penso sia l’espressione più efficace della forza d’urto che Calcutta, venuto fuori un po’ dal nulla, ha avuto sulla scena della canzone italiana a partire dal 2015. Un’amica del cui gusto non ho mai dubitato mi mette davanti, in preda a un entusiasmo non comune, il brevissimo album di Calcutta, Mainstream, del quale ignoravo l’esistenza. Su queste basi, a questo punto, l’insicurezza si trasforma in rabbia, espressa sotto forma di minaccia: me ne ritorno a casa e mi metto a fare la cosa più banale, ma forse anche più tristemente quotidiana che potrei fare, ossia guardarmi un film. Ecco il testo di Frosinone di Calcutta tratto da Mainstream su Rockol.it. Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da Con il locale di riferimento che dovrebbe aver già chiuso – probabilmente il Fanfulla, come da coordinata fornita dallo stesso Calcutta in Natalios – è l’ora di assorbire l’alcol in eccesso nella pizza cartonata di un egyptian ancora aperto (una “Pizza kebab”, si dirà pochi mesi dopo, coniando un’ulteriore iconografia). È un solco preciso che congiunge Calcutta a I Cani e ai susseguenti “Paracadute” e “Tubature” di Giorgio Poi, e che diventerà predominante nell’immaginario di questa ‘nuova canzone’: lo scarto del quotidiano, il fascino dell’inanimato secondario. Come è noto, il web ha fatto il resto, accelerando i tempi del rimescolamento, consolidando la notorietà di una folta serie di contro-icone (con relative imitazioni), soprattutto cambiando il paniere del pop italico, rinnovando le modalità con cui la canzone innesca il processo di identificazione. Un cartoon fitto di idiosincrasie e bizzarrie, piuttosto atipico nel panorama italiano, ma insieme in grado di incanalare questo denso collage di contraddizioni in un urlo corale. Non viene fuori una crisi esistenziale o la disperazione di un amore, un ‘giuro che mi sbronzerò tutte le sere per dimenticarti o ricordarti come non eri’, ma un proposito da cui ci aspetteremmo il conforto della routine domestica: tornare a casa a guardarsi un film. Calcutta è già stufo di quell'immagine e con il nuovo lavoro, più pulito, arrangiato e suonato professionalmente, vuole smentire l'estetica purista dell'esordio tra fai da te e bassa fedeltà Significato e analisi di "Frosinone", da "Mainstream", l'album di esordio del fenomeno Calcutta. sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri Questa estetica del disincanto, che si tramuta ad intermittenza in rabbia e in cinismo, si rafforza attorno all’idea che mentre noi periamo in questo quotidiano, esso sia stato invaso – per nostra stessa responsabilità – da una sovrabbondanza di riferimenti, personali e pubblici, ciascuno tramutatosi in un ingorgo di senso, deformato al limite dell’assurdo, al punto da diventare inspiegabile, da non crederci. Soli contro tutto e tutti, urtiamo e sbattiamo come diavoli della Tasmania, sperando che fortuitamente, tra le altre ombre che ispirano solo rigetto (“A me quel tipo di gente no, non va proprio giù”, ancora Limonata), si possa incontrare quel lampo di empatia che vale una corsa disperata, una “guagliona” incontrata una volta o forse mai di cui non si conserva che un ricordo fugace che vale uno slancio vitale preziosissimo (Oroscopo). Era la fine del 2015 e oggi mi sembra un’eternità fa. E non conoscevo l’esistenza di “Forse…“. Su Rockol trovi tutto sui tuoi artisti preferiti: Lyrics, testi, video, foto e molto altro. Allo stesso tempo, eccomi in tutta la mia verità, nel ribadirti che questo sono io, libero dai vincoli che una vita ‘normale’ mi imporrebbe, nei quali comunque non riuscirei ad adattarmi. Dunque deambuliamo a pezzetti, tra luoghi notturni popolati da specchi di noi stessi, in attesa che quella folgorazione si ripeta. pseudo recensione di FROSINONE Calcutta: Significato interazioni, effetti collaterali. Ancora una volta, sono cosciente del disastro e il vederlo mi fa incazzare, perché mi fornisce un’evidenza del mio stato. Ero sul punto di trasformare questa nottata in uno zenit amoroso, avremmo fatto un figlio insieme, come i protagonisti di “Futura” di Lucio Dalla concepiscono un bimbo come antidoto alla Guerra Fredda, e la vita, probabilmente, sarebbe cambiata per sempre. È nel pieno di un nomadismo notturno solitario, senza amici o compagnie. In “Frosinone” questo processo viene esplicitato: per giustificare agli occhi di lei il fatto che (lui) non è più come tanti anni fa, e che il tempo passa e quell’idea mitica di ciò che è stato si è stemperata tra le difficoltà del vivere odierno, interrompe il racconto con un’estrapolazione da un quotidiano, un’operazione alla “A day in the Life” dei Beatles: “c’è Papa Francesco e il Frosinone in Serie A”, ed è questo un fatto che deve sembrare pressoché inverosimile, dato il contesto, data la provenienza del protagonista da Latina. Il Dalla ottimista visualizzava, nella minaccia nucleare globale, la nascita di una famiglia come compimento dell’essere umano. Questa lei da cui correre è un miraggio, un sogno già trasferito nella sua dimensione più irreale, che diventa cinematografica. Ti chiedo scusa per l’appartamento e la rabbia che mi fa, Non ho lavato i piatti con lo Svelto e questa è la mia libertà. Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di Non ho riferimenti per dedurre che cosa è realmente successo, ma posso immaginare che la miccia scatenante di questa reazione sia che lei deve avergli fatto presente, magari con qualche commento o con un’antipatica freddezza, il suo disagio per l’appartamento o peggio per alcuni suoi atteggiamenti, magari un po’ alterati. e, in generale, quelle libere da diritti. Frosinone, brano che occupa una posizione centrale in Mainstream, coglie questo personaggio nel mentre di una situazione che si potrebbe definire, in Calcutta, tipica. E dire che non chiedevo nulla di che. Apri un sito e guadagna con Altervista - Disclaimer - Segnala abuso - Privacy Policy - Personalizza tracciamento pubblicitario, DIAPASONE 200mg – Canzoni compresse orosolubili. “Frosinone – Live” è una canzone di Calcutta. “A quest’America daremo un figlio / che morirà in jihad”: il robottino sbrindellato ha un’evidente tendenza alla mistificazione, al ‘farsi film’ nel senso letterale del termine. L’aspetto della composizione mi suonava palesemente elementare, quasi uno scherno. Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate rimozione. “Ho visto troppa gente in questi sette anni / per scegliere qualcuno ci ho messo dieci secondi” dichiara Motta in “La fine dei vent’anni“, ed è un punto di contatto forte con il momento di lucidità di Calcutta in “Frosinone”. In questo momento è già nitido un tratto distintivo del personaggio cantato da Calcutta, cioè il suo avvilupparsi attorno a un gioco di contraddizioni esplosivo, fondamentale per capirne la capacità di identificazione da parte di chi lo ascolta. valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata Una ristrutturazione del loser, per i detrattori, di quelli urtanti, poiché non facili da integrare nel flusso, da utilizzare nelle serate tra amici come spalla comica. Saremmo diventati normali. C’è uno (sempre lui) che va di corsa, con la paura di perdere i pezzi ed è il primo a non averne, di riferimenti certi. Frosinone – Live Lyrics. Un film a caso – L’ultimo dei Mohicani – di cui non si conosce il regista, come a rimarcare con una punta di veleno l’insofferenza per lo snobismo di chi deve associare per forza un autore a un’opera (e chissà che non sia proprio lei e la sua sotterranea saccenza ad avergli ispirato questo commento). Calcutta dà corpo a questa sensazione completamente innervata nella contraddizione con una coppia di versi che sento straordinariamente crudeli. Nella foto di gruppo di un decennio Calcutta sta in prima fila e in posizione centrale. Calcutta è già ‘un autore’, nel bene e nel male. Persino loro ci sono riusciti, persino loro. Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. con la voce che dal suo exploit di livore è già rientrata in un tono intimo, affannato, come se questa frase l’avesse detta a se stesso, constatando lo sfacelo finale. pubblicazione, ignoto. Non solo: a storcere la bocca, si rischia di lasciarsi sfuggire una delle più efficaci descrizioni di un certo profilo umano tipo degli anni Dieci, combinazione implosa di disincanto al limite del livore, sarcasmo al limite della cattiveria, cinismo al limite della spietatezza verso se stessi. fotografi dei quali viene riportato il copyright. Davanti a un cartone unto, è già tempo di autoanalisi, ripensando a “un paio di sbagli” commessi durante la serata. Calcutta frosinone significato Calcutta, il disagio di un cantautore venuto da Latina . Lui è arrivato lì già in stato ansiogeno (“vado di corsa e non so perché”) e ora si visualizza nell’atto di deflagrare (“mi giro a guardare se perdo parti di me”). Ma Motta è più freddo, si fotografa già in uno stadio successivo, già operativo, in cui “non ho tempo di pensare a cosa è cambiato”, mentre “Frosinone” è ancora ‘dentro’ il casino, una documentazione infuocata dell’archetipo del disastro. Coerente con questa self-consciousness schizofrenica, questo essere solidamente cosciente della sua insicurezza e al tempo stesso viverla con serena fierezza, nel rivederla oggi lui mette subito le mani avanti, rilevando agli occhi di lei un’immagine di degrado che, al contempo, è vissuta con orgoglio identitario. Trentacinque anni dopo, persino un modesto appartamento in cui vivere una notte d’amore si trasforma in un’insidia, non riconosciamo le pareti e i nomi sul citofono, il pavimento diventa un terreno minato dove ogni passo può far collassare le proprie buone intenzioni rattrappite. Mentre parafraso queste parole, sento che questo è il ‘cuore’ dell’identificazione della canzone di Calcutta con il suo pubblico: l’aver colto il senso di insoddisfazione per il punto a cui si è arrivati – o più che altro per ciò che non si è raggiunto – e al tempo stesso difenderne il processo, perché più di questo, in questo vivere davvero stremante, non siamo riusciti a fare, ma noi ci siamo ugualmente, l’urlo c’è sempre, è strozzato e un po’ stonato, ma è roboante.

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